I pochi, malridotti frammenti di documentazione che riguardano Aurelius Sempronius Serenus Dulcitius sono stati qui accuratamente esaminati in un'ottica quanto più ampia possibile. Tanto ricco e potente da esser annoverato tra i prìncipi di una delle più popolose città del mondo antico, quest'uomo trovò vantaggioso stabilirsi, almeno per qualche tempo, nell'antica colonia fenicia che aveva dato i natali all'imperatore Settimio Severo. Formatosi in uno dei più fecondi centri culturali del Mediterraneo, nelle cui piazze si affrontavano poeti e retori, sacerdoti e vescovi, allievi di Porfirio ed credi di Origene. Alessandrino mise la propria arte al servizio dei suoi ospiti, che lo ricompensarono ampiamente e lo accolsero come uno di loro. Dulcizio, uomo temuto e riverito già nell'immenso, caotico Serapeo di Alessandria, si ritrovò così a far da padrone nel piccolo, ancorché sfarzoso, tempio degli dei egizi sorto nel silenzioso vicolo di una città lontana. Cosa ne fu di lui? Concluse la sua vita a Leptis, vi lasciò una discendenza? La documentazione locale non ne serba memoria. Un'ipotesi, tanto suggestiva quanto incerta, estenderebbe l'orizzonte in cui si mosse l'aristocratico poeta fino a Roma. Incisa su una balaustra del Colosseo, un'iscrizione pubblicata ora da Silvia Orlandi nomina un Serenus. vir perfectìssimus. Quest'iscrizione appartiene a una serie databile tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. La prossimità cronologica, l'identità dei nomi, la comune appartenenza all'ordine equestre hanno indotto l'editrice a non escludere che tra i due personaggi possa esserci un legame (si tratterebbe allora di Dulcizio stesso, promosso al perfettissimato, o di un suo tìglio...).